Autodifesa verbale: gestire le provocazioni rimanendo lucidi

Quante volte vi è capitato di ritrovarvi in un litigio verbale senza nemmeno sapere come ci siete finiti? Chi sono certi tipi di persone capaci di farvi perdere le staffe e rovinarvi la giornata? Questo articolo prende spunto da un libro: “Piccolo manuale di autodifesa verbale” di Barbara Berckhan, un’esperta di comunicazione molto attiva nel nord europa. Il testo traccia un parallelo tra le discipline orientali come lo Judo e l’Aikido in cui si sfrutta la forza dell’avversario per ritorcergliela contro, e la capacità di fare lo stesso sul piano verbale. A prescindere dalla valenza del libro, di cui darò una personalissima opinione alla fine, la domanda che è interessante porsi è:

“La pratica corretta di una disciplina di difesa personale offre parallelamente una eguale preparazione anche nei riguardi di un’aggressione verbale?”

Credo che ognuno possa rispondere autonomamente a questa domanda se considera i seguenti due parametri.

Il primo: La capacità di rimanere freddi e lucidi. 

Quando si è arrabbiati le parole non escono in modo fluido e logico. Alle volte non escono affatto. Le risposte sferzanti e ironiche vengono sempre dopo, quando a mente fredda siamo capaci di rifletterci. Esattamente come nella difesa personale è la capacità di rimanere presenti sotto stress a consentire l’applicazione delle tecniche e non la conoscenza delle tecniche in sé a consentire di rimanere lucidi e freddi.

La domanda che potreste provi è: L’allenamento sotto stress psicofisico della difesa personale porta anche ad un innalzamento della soglia in un contesto solamente psicologico?

Il secondo: Autostima e attitudine alla reazione.

Le aggressioni verbali sono spesso altamente scorrette. Mirano a colpire punti deboli di una persona, distruggere la sua autostima e lasciarla di stucco incapace di reagire. Nella difesa personale riconoscere una situazione potenzialmente pericolosa o un’aggressione che viene preparata è ciò che consente di prepararsi a gestire la situazione. La consapevolezza non sta nel guardarsi costantemente le spalle o pretendere di avere in un locale la sedia con le spalle al muro ma nell’essere presenti e attenti a ciò che accade attorno. A ciò si somma il fatto che, grazie ad un corretto allenamento, si è consapevoli che si hanno gli strumenti per poter reagire e che si è in grado di farlo.

La domanda che ci si potrebbe porre allora è: Una mentalità reattiva e capace di interpretare immediatamente una provocazione o una situazione pericolosa sviluppata attraverso un addestramento psicofisico porta uguali benefici anche quando l’ambito è puramente verbale?

Il piccolo manuale di autodifesa verbale tratta principalmente di differenti tecniche di de-escalation verbale sia non dando peso all’aggressione e ritirandosi che trasformandola o re-indirizzandola. La relazione con strategie analoghe di difesa personale è qualcosa che mi sento di condividere.  Come tutti i testi al riguardo non può offrire più del mostrare gli strumenti e dare degli spunti. Nessuna delle tecniche funziona, infatti, se manca un allenamento alla gestione dello stress e una preparazione adeguata al riconoscimento e reazione alla “minaccia”.

Ma questo capita anche per i testi di difesa personale. Quale tecnica funziona se mancano i principi e la pratica?

Quante volte vi è capitato di ritrovarvi in un litigio verbale senza nemmeno sapere come ci siete finiti? Chi sono certi tipi di persone capaci di farvi perdere le staffe e rovinarvi la giornata? Questo articolo prende spunto da un libro: “Piccolo manuale di autodifesa verbale” di Barbara Berckhan, un’esperta di comunicazione molto attiva nel nord europa. Il testo traccia un parallelo tra le discipline orientali come lo Judo e l’Aikido in cui si sfrutta la forza dell’avversario per ritorcergliela contro, e la capacità di fare lo stesso sul piano verbale. A prescindere dalla valenza del libro, di cui darò una personalissima opinione alla fine, la domanda che è interessante porsi è:

“La pratica corretta di una disciplina di difesa personale offre parallelamente una eguale preparazione anche nei riguardi di un’aggressione verbale?”

Credo che ognuno possa rispondere autonomamente a questa domanda se considera i seguenti due parametri.

Il primo: La capacità di rimanere freddi e lucidi. 

Quando si è arrabbiati le parole non escono in modo fluido e logico. Alle volte non escono affatto. Le risposte sferzanti e ironiche vengono sempre dopo, quando a mente fredda siamo capaci di rifletterci. Esattamente come nella difesa personale è la capacità di rimanere presenti sotto stress a consentire l’applicazione delle tecniche e non la conoscenza delle tecniche in sé a consentire di rimanere lucidi e freddi.

La domanda che potreste provi è: L’allenamento sotto stress psicofisico della difesa personale porta anche ad un innalzamento della soglia in un contesto solamente psicologico?

Il secondo: Autostima e attitudine alla reazione.

Le aggressioni verbali sono spesso altamente scorrette. Mirano a colpire punti deboli di una persona, distruggere la sua autostima e lasciarla di stucco incapace di reagire. Nella difesa personale riconoscere una situazione potenzialmente pericolosa o un’aggressione che viene preparata è ciò che consente di prepararsi a gestire la situazione. La consapevolezza non sta nel guardarsi costantemente le spalle o pretendere di avere in un locale la sedia con le spalle al muro ma nell’essere presenti e attenti a ciò che accade attorno. A ciò si somma il fatto che, grazie ad un corretto allenamento, si è consapevoli che si hanno gli strumenti per poter reagire e che si è in grado di farlo.

La domanda che ci si potrebbe porre allora è: Una mentalità reattiva e capace di interpretare immediatamente una provocazione o una situazione pericolosa sviluppata attraverso un addestramento psicofisico porta uguali benefici anche quando l’ambito è puramente verbale?

Il piccolo manuale di autodifesa verbale tratta principalmente di differenti tecniche di de-escalation verbale sia non dando peso all’aggressione e ritirandosi che trasformandola o re-indirizzandola. La relazione con strategie analoghe di difesa personale è qualcosa che mi sento di condividere.  Come tutti i testi al riguardo non può offrire più del mostrare gli strumenti e dare degli spunti. Nessuna delle tecniche funziona, infatti, se manca un allenamento alla gestione dello stress e una preparazione adeguata al riconoscimento e reazione alla “minaccia”.

Ma questo capita anche per i testi di difesa personale. Quale tecnica funziona se mancano i principi e la pratica?

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